Eternal City Brewing: Dove la Birra Parla Romano nel Cuore della Capitale
Eternal City Brewing: Dove la Birra Parla Romano nel Cuore della Capitale
Quando si pensa a Roma, la mente corre al Colosseo, ai gladiatori, a quella “Grande Bellezza” intrisa di storia e di un caos quasi poetico. Pochi, però, sanno che tra le rovine millenarie e i sampietrini si nasconde una delle culle più fertili della birra artigianale italiana. E per scoprirla, bisogna avventurarsi appena fuori dal Grande Raccordo Anulare, dove sorge Eternal City Brewing (ECB), un’istituzione, uno dei primi birrifici artigianali a lasciare un’impronta indelebile sul mercato romano.
Qui, in un ex falegnameria trasformata in tempio della birra, abbiamo incontrato Maurizio Graziani, meglio conosciuto come “Er Pomata”, l’anima e il cuore pulsante di ECB. Appena messo piede nella taproom, si viene travolti da un’energia contagiosa: un “caos positivo” fatto di risate, brindisi e un’accoglienza che solo Roma sa dare. In pochi minuti ci si ritrova con una pinta in mano, a chiacchierare con sconosciuti che diventano subito amici. Questa è l’essenza di Eternal City Brewing, un luogo dove la birra è aggregazione, goliardia e crescita.
Dalle Cadute in Motorino alle Cotte in Casa: la Genesi di un Birraio
“Ma perché ‘Er Pomata’?” è la prima, inevitabile domanda. Maurizio sorride, quasi schermendosi: “È una storia lunga, da bambino. Cadevo spesso dal motorino e mi ‘spalmavo’ sulla spalla”. Un soprannome nato sull’asfalto, che racconta una storia personale, autentica, proprio come le sue birre. Perché a Roma i soprannomi non te li scegli, te li cuciono addosso, e diventano parte di te.
La passione di Maurizio per la birra nasce, come per tanti, tra le mura di casa. Sedici anni fa, ispirato dalle serate passate in pub storici come il Trifolks, inizia a sperimentare con un kit da homebrewer. Le prime cotte, come da tradizione, finiscono nello scarico, ma la tenacia è più forte. “Ho tenuto botta,” racconta, “sono arrivato a fare 50 litri a casa con due pentole e due secchi bucherellati come filtro”. La sua prima creazione? Una birra in stile inglese, un amore mai tradito che ancora oggi definisce l’anima del birrificio. Gli amici diventano i primi clienti, ordinando “casse di birra” fatte in casa, rigorosamente all-grain.
Il passo successivo è la fondazione di una beer firm nel 2013, un momento cruciale in cui la scena craft romana stava iniziando a esplodere. Nonostante le difficoltà iniziali nel competere con birrifici già strutturati, la determinazione di Maurizio e dei suoi soci li porta, due anni dopo, a fare “il grande salto”: aprire il proprio impianto. Nasce così Eternal City Brewing, con una visione chiara fin dal primo giorno: “Abbiamo pensato subito alla taproom, ancora prima che all’impianto. Volevamo un punto di aggregazione sul territorio, per far caciara”.
Le Birre che raccontano Roma: dai Rioni alla “30 Sacchi”
Se c’è una cosa che definisce le birre di ECB è il loro profondo legame con la città. Ogni nome, ogni etichetta, è un omaggio a Roma: alla sua storia, ai suoi film, ai suoi modi di dire. Le birre di Eternal City “parlano romano”.
Un esempio perfetto è la “30 Sacchi”, una delle loro creazioni più iconiche. L’etichetta ritrae una signora ammiccante, a rappresentare le prostitute che un tempo chiedevano “30 sacchi” (30.000 lire) per una prestazione. Ma il nome ha un doppio significato: servirono esattamente 30 sacchi di malto per realizzare la prima doppia cotta. Un cerchio che si chiude, un aneddoto che diventa birra.
Questa filosofia si estende al progetto delle “Birre Rionali”, una serie di birre single hop e single malt (tecnicamente delle SMaSH) dedicate ai rioni di Roma. Un’idea tanto semplice quanto geniale, che funge da “scuola di birra” per il consumatore. “Assaggiando l’aroma di un singolo luppolo,” spiega Maurizio, “impari a riconoscerlo quando lo trovi in altre birre. È uno stile molto scolastico, e a me piace parecchio”.
Cuore inglese e anima artigiana
Nonostante il successo delle IPA e delle luppolate americane, il cuore di Maurizio batte per gli stili inglesi. Portare birre in cask, servite a pompa, poco carbonate e a temperature di cantina, è stata una sfida. “All’inizio era dura farle assaggiare,” ammette, “ma è un lavoro che un buon publican deve fare. Piano piano, siamo arrivati a far bere bitter, mild, English IPA”.
Questa dedizione alla qualità e all’educazione del cliente è ciò che definisce l’essere artigiano oggi a Roma. Per Maurizio, non si tratta di inseguire le mode o di puntare a una crescita smisurata. “Vogliamo rimanere nel nostro piccolo,” afferma con convinzione. “Mi piace che la gente entri, mi faccia domande, che ci sia un rapporto diretto. È questa la soddisfazione più grande: vedere 200 persone che bevono la tua birra, frutto dei tuoi studi, dei tuoi viaggi, del tuo sudore”.
Fare birra per lui è un atto emotivo, un modo per racchiudere esperienze, conoscenze e passione dentro un fermentatore. È alzare la saracinesca la mattina con il sorriso, anche quando ci sono 40 gradi e un bollitore a pieno regime. È creare un prodotto “vivo”, che unisce le persone e genera comunità.
Il Futuro è nella qualità e nell’accessibilità
Guardando al futuro, la preoccupazione principale di Maurizio riguarda le materie prime. “È importantissimo che il mercato rimanga accessibile e competitivo”, sottolinea. Il timore di un monopolio che limiti la libertà di scelta dei piccoli produttori e faccia lievitare i prezzi è concreto. “La birra è una bevanda popolare e deve rimanere tale. Le cose buone si pagano, ma non ci deve essere speculazione”.
Alla fine della nostra chiacchierata, una cosa è chiara: Eternal City Brewing non è solo un birrificio. È un’esperienza, un luogo dove la passione per la birra artigianale si fonde con l’anima verace di Roma. È la dimostrazione che, anche in una città eterna, si può continuare a scrivere nuove storie, una pinta alla volta. E come dicono da queste parti, “Daje!”.






